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economia della conoscenza

Un mercato di buone idee

Una crescita economica responsabile

di Giorgio Fiorentini e Cesare Vitali*

La Social Stock Exchange o Borsa Sociale è un mercato azionario ed obbligazionario per la quotazione di imprese sociali siano esse profit che non profit. Per creare un beneficio sociale ed economico rilevante per qualsiasi territorio e sistema paese.
E’ necessario coinvolgere il mercato dei capitali per raggiungere scopi sociali in una dimensione di welfare non solo previdenziale,assistenziale,sanitario,ma anche culturale,scolastico-educativo,di entertainment,ecc. Un welfare allargato e “laico” ove le imprese devono presidiare l’assetto sociale ed economico in un’ interdipendenza reciproca. Non c’è mantenimento e sviluppo economico senza mantenimento e sviluppo sociale.Per fare questo anche  i  mercati finanziari devono giocare un loro ruolo.
Infatti la Borsa Sociale avrebbe la funzione di mantenere e sviluppare imprese sociali profit e non profit e  andrebbe a collocarsi tra la logica della filantropia a fondo perduto (conseguenza del capitalismo compassionevole) e la finanza tradizionale esclusivamente orientata alla speculazione. Una terza via di finanza (economica e sociale) che può avere delle ricadute positive sia sugli equilibri finanziari nazionali e internazionali sia sull’effettivo benessere della popolazione.
Questo mercato si basa sull’incontro tra un’offerta d’investitori di capitali finanziari “etici e responsabili” ed una domanda composta da imprese a orientamento sociale, con un funzionamento simile a quello di una tradizionale borsa: periodicamente le imprese sociali quotate esporranno i resoconti sul proprio andamento, naturalmente non solo finanziario, ma anche sociale.
Tutte queste informazioni verranno recepite dagli investitori che, a seconda dei risultati, delle aspettative e della propensione al rischio, si muoveranno cogliendo le opportunità che il mercato offre: c’è chi acquisterà e chi venderà ed in questo modo il titolo rispettivamente salirà o scenderà a seconda della tendenza più forte.
Il progetto si rivolge a quelle imprese che utilizzano modelli organizzativi dell’impresa capitalistica con lo spirito dell’impresa sociale, riuscendo a produrre congiuntamente capitale economico, sociale ed ambientale;

Tipologie di imprese ammesse al progetto Borsa Sociale.

Da questo grafico si evince che le tipologie di imprese ammesse alla Borsa Sociale sarebbero tre; le imprese non profit (in Italia sono circa 225mila), le imprese sociali (legge 118, 13 giugno 2005 e decreto legislativo 155, 24 marzo 2006) e le for profit social venture: quest’ultime creano valore sociale che però non deriva semplicemente da pratiche e processi socialmente responsabili, ma dalla totale integrazione della dinamica sociale nel modello di business, tramite la creazione di un assetto aziendale innovativo a servizio di obiettivi sociali ed ambientali, non rinunciando però alla remunerazione del capitale investito.
La composizione della domanda è stata delineata escludendo sia le imprese che interpretano le politiche sociali solo in logica di corporate social responsability, sia ovviamente, quelle che non implementano alcuna politica di questo tipo e che non tengono conto degli impatti ambientali e sociali della loro attività.
Dal punto di vista dell’offerta, si sta assistendo ad un interesse crescente verso gli strumenti finanziari etici: nel 2007 il patrimonio italiano gestito composto da prodotti finanziari etici ammontava a circa € 3.8 miliardi, con un tasso di crescita rispetto al 2002 del 125%. Gli investitori possono essere:
– istituzionali e socialmente responsabili e maggiormente interessati al progetto. Fra essi si trovano i fondi comuni etici, le fondazioni (per legge e per statuto perseguono obiettivi di sviluppo sostenibile e di promozione sociale) e le imprese (tra queste si considerano anche quelle che implementano attività di corporate social responsability).
– retail con forte motivazione sociale.Esso  può rappresentare una fetta importante del mercato (in Italia negli ultimi 5 anni almeno un italiano su due ha effettuato una donazione ad un’organizzazione non profit, fenomeno che si monetizza in 3,5 miliardi di euro all’anno; molti di questi soggetti potrebbero sostituire le loro donazioni in logica d’investimento azionario). Inoltre molti investitori potrebbero essere interessati a tale mercato a prescindere da motivazioni di interesse sociale in quanto, diversificando in questi titoli, che sono poco o per niente correlati ai portafogli tradizionali, renderebbero più solido il proprio portafoglio diminuendone il rischio.
Il primo progetto Borsa Sociale è nato in Brasile. Nel 2003 presso la borsa di Sao Paolo (Bolsa de Valores Sociales y Ambietais -Bovespa) , è stato creato un mercato con 30 organizzazioni sociali non profit selezionate secondo valutazione sociale ed economica, e con 120 società di intermediazione, note come broker sociali  A quel tempo, la somma di fondi che le 30 organizzazioni hanno richiesto per i loro progetti è stata di R 9,2 milioni (circa 3 milioni di dollari), con un valore di R 1 (0,33 dollari) per azione sociale.
Il vantaggio principale del progetto è che, a causa del processo di selezione meticolosa e del continuo monitoraggio delle imprese non profit, BOVESPA può assicurare agli investitori che i progetti finanziati apporteranno un significativo beneficio alla società, garantendo l’uso efficiente e trasparente dei fondi erogati; sostanzialmente funziona come una certificazione di qualità. Fino al 2009 la Borsa Sociale brasiliana ha fornito 11 milioni di Reàis (2,4 milioni di euro) a 77 organizzazioni non profit, con 44 progetti interamente completati.
Con un funzionamento del tutto simile alla borsa brasiliana, in Sud Africa è stata inaugurata la borsa per le imprese sociali il 15 giugno 2006 da parte di SASIX (South Africa Social Investment Exchange), presso la borsa di Johannesburg. A fine 2008 SASIX ha raccolto 3.1 Milioni di Rand (€ 1.95 milioni) suddivisi in 38 progetti.

GRAFICO 2: Funzionamento della Social Stock Exchange brasiliana e sud africana.

Il limite principale di questo modello è che, certificando le imprese quotate, offre solo un ritorno sociale all’investitore, non finanziario: per questo, tale modello deve essere visto solo come un esempio positivo di partenza, in quanto non si può prescindere dall’assegnare un riconoscimento finanziario a chi partecipa al mercato della Borsa Sociale. Per ovviare a questo limite sono in procinto di partire le Borse Sociali di  Singapore, Impact Investment Exchange Asia (IIX), e del Regno Unito, London Social Stock Exchange Ltd: tali progetti mirano ad assegnare agli investitori sociali un ritorno anche finanziario.
In Italia si sta aprendo il dibattito: la Regione Toscana, in collaborazione con Avanzi SRI Research e la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, sta studiando la fattibilità di tale borsa.
A livello operativo, si immagina che molte imprese sociali avranno difficoltà a soddisfare requisiti stringenti di quotazione: per questo è auspicabile richiedere soglie d’accesso basse; un esempio di riferimento può essere l’Aim (Alternative Investment Market), che tra le strutture borsistiche esistenti, è quella che permette una regolamentazione più semplice e maggiormente flessibile.
Gli strumenti finanziari in questione sarebbero azioni (emesse solo da imprese for profit e non dalle non profit a causa del divieto di distribuzione di utili) e titoli di debito (emessi da tutti i soggetti for e non profit, in quanto non ci sono limiti giuridici). Per tali strumenti obbligazionari andrebbero presi come riferimento i titoli di solidarietà emanati l’8 giugno 1999, a seguito del D.Lgs. 460/97, che li introduce e li definisce come titoli obbligazionari a tasso fisso non convertibili.
Un passaggio fondamentale per l’implementazione del progetto è quello di stabilire dei criteri ed indicatori oggettivi che il soggetto incaricato alla valutazione utilizzerà per regolamentare l’accesso alla Borsa Sociale: la misurazione dovrà rispecchiare la capacità dell’impresa di creare valore finanziario (cioè la capacità di creare un ritorno finanziario) e sociale (capacità di realizzare progetti sociali ed ambientali).Queste due visioni, sempre considerate erroneamente  alternative tra di loro, vanno quindi integrate insieme.
Le imprese sono classificabili(rating) tramite classi di indicatori specifici e inerenti: la corporate governance, la gestione risorse umane (in particolare gli indicatori di pari opportunità e di gestione partecipata), la gestione ambientale, la qualità e l’attenzione verso i clienti, il livello di trasparenza, la sussidiarietà orizzontale (ad esempio l’influenza verso la P.A., che misura il coinvolgimento attivo nelle strategie pubbliche) e la performance economica (redditività, solidità, liquidità).
A questa impostazione segue l’analisi quantitativa dell’impatto sociale  (social impact assessment) e  si pone l’obiettivo di misurare fattori che il più delle volte sono ad alta componente qualitativa e difficilmente monetizzabili.
L’indicatore proposto in questa difficoltosa operazione è lo Sroi (Social Return On Investment). Tale indicatore quantifica in termini economici il valore sociale, non finanziario, generato dall’impresa.Esso è finalizzato ad integrare i tipici valori del calcolo dei ritorni economico finanziari, con la misurazione monetaria dei social savings e delle social expenses. Si pone il  compito di tradurre gli outcomes sociali ed ambientali in valori monetari tangibili.
Questi valori possono riguardare la salute (ad esempio il miglioramento della qualità della vita o l’aumento delle prospettive di vita), lo sviluppo della comunità (ad esempio l’aumento dell’equità sociale o la riduzione della disoccupazione), l’ambiente (ad esempio il miglioramento qualità dell’aria e dell’acqua), l’educazione ed altri bisogni sociali. Si elabora un prospetto anno per anno dei flussi relativi ai benefici, utilizzando il tasso di attualizzazione più appropriato; tale tasso dovrebbe riflettere l’incertezza del raggiungimento dei risultati sociali stimati (la New Economics Foundation utilizza il 3,5%).
Il criterio con cui si calcola il flusso dei benefici sociali è il calcolo dei costi risparmiati dai diversi stakeholders, grazie all’attività dell’impresa sociale in questione: ad esempio, nel caso di una cooperativa sociale di tipo B, che assume personale proveniente da fasce svantaggiate, l’indicatore è il numero di ex disoccupati assunti nella comunità e la monetizzazione di tale impatto è il risparmio per la società conseguente all’assunzione di persone disoccupate, in termini di riduzione di sussidi (diminuzione della spesa sociale); oppure ancora di quanto aumenta il gettito fiscale in seguito a tali assunzioni.

Formula dello SROI, dove:
Benefits è il beneficio sociale prodotto nell’anno i;
X è il tasso di attualizzazione.
Superato l’accesso al mercato, è fondamentale stabilire procedure per definire il pricing delle azioni: il metodo più utilizzato da parte delle imprese for profit tradizionali è quello finanziario del Discounted Cash Flow; in questa metodologia si calcola l’Equity Value (E), stimando i flussi di cassa futuri previsti ad un certo tasso di sconto.


Formula del DCF, dove:
CF sono i flussi di cassa nell’anno i;
WACC è il tasso di sconto;
NFP è la posizione finanziaria netta;
TV è il terminal value;
SA sono i surplus asset;
M sono le minorities.

Date le due componenti sociale ed economica delle imprese in questione, è necessario ponderarle di modo da ottenere il Social Equity Value.Ovviamente bisogna  decidere quale ponderazione attribuire ai due fattori.Essa potrebbe essere 80% equity e 20% social (SROI) e questa scelta è motivata dal fatto che, intuitivamente, il valore sociale sarà più basso rispetto a quello dei flussi di cassa, per cui ,con una ponderazione di questo tipo, non si abbasserebbe in modo significativo il valore totale dell’impresa.

SOCIAL EQUITY VALUE(SEV)=
Formula del SEV, dove:
E è l’equity value;
S è il social value (SROI).

La creazione della Social Stock Exchange con ritorno finanziario agli investitori è un percorso  che necessita di molte ponderazioni e piccoli steps: il primo passo necessario è sicuramente un maggior dibattito su tale progetto, di modo da coinvolgere un alto numero di soggetti interessati alla sua implementazione. Attualmente invece le informazioni sulla Borsa Sociale sono frammentarie e poco documentate: per questo è necessario creare un punto d’informazione comune per tutti gli interessati al progetto, come un forum online, in cui le informazioni sui progetti esistenti e sulle proposte d’azione giungano più efficacemente per facilitare il processo di discussione. Comparando più proposte e modelli esistenti, sarà possibile sviluppare un prototipo più funzionante e specifico di Borsa Sociale.
In secondo luogo è necessario studiare partnership con le esistenti borse tradizionali.
Un altro passaggio obbligato è quello di costruire misure di impatto sociale standard, che impongano regole  oggettive di misurazione.
In ultimo, per incoraggiare gli investitori, la Pubblica Amministrazione, riconosciuta l’alta valorialità sociale del progetto, potrebbe introdurre norme per incentivare fiscalmente le transazioni o partecipare direttamente ai costi di struttura.
La proposta di una Borsa Sociale contiene elementi di grande valore sul piano sia culturale che istituzionale: contribuirebbe al rafforzamento ed alla crescita di un’economia più responsabile, in cui la visione del mero profitto sarebbe arricchita da componenti etiche, limitando le pratiche più dannose sul piano ambientale e sociale; in sostanza, contribuirebbe ad una maggiore attenzione selettiva delle imprese da parte della popolazione, incentivando la creazione di aziende con impatti sociali positivi e disincentivando gestioni aziendali poco responsabili.

*Università L. Bocconi-Milano